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Kali Escrima Arnis - Marines filippini in addestramento militare al combattimento

Kali con le stellette

di Andrea Rollo

 

Per millenni, la tradizione, ha voluto le arti marziali legate indissolubilmente all’arte della guerra. Alcuni esempi lampanti ci vengono dai popoli dell’antichità: ai soldati veniva impartito un addestramento al combattimento armato e a mani nude; basti pensare ai famigerati Samurai giapponesi, guardie del corpo imperiali e appartenenti alla casta dei guerrieri o agli aristocratici della nobiltà guerriera in Cina, èlite dell’Esercito, che combattevano alla guida del “cocchio da guerra”, con arco e frecce o con le alabarde. L’esercito Thailandese studiava la Muay-thai, così come la Corea si addestrava nel taekwondo, mentre i greci praticavano il pancrazio.

A partire dal XIII secolo, in seguito alla scoperta della polvere da sparo, fino ai giorni nostri, lo sviluppo della tecnologia bellica ha focalizzato l’attenzione su altri aspetti dell’addestramento militare, soprattutto in virtù delle più attuali

e moderne esigenze operative. Le arti marziali conobbero, quindi, un graduale declino e solo alcune come il pugilato, la lotta e la scherma sopravvissero, trasformandosi in sport.

Nonostante ciò, anche gli eserciti italiani dell’800 hanno subito il fascino delle arti marziali ed, in particolare, del combattimento con il bastone legato ad un utilizzo quale strumento di ordine pubblico e perfetto nell’addestramento complementare e propedeutico alla baionetta. Ne sono esempio trattati di due secoli fa come “Istruzioni per la scherma col bastone”, approvato dal Ministero della Guerra nel 1858 o in alternativa “Guida per il maestro di scherma a bastone, ad uso civile e militare” di Francesco Cajol, Torino 1865.

Attualmente, in tutto il mondo, solo i corpi speciali, a fronte di una più peculiare e dura specializzazione, necessaria in situazione di alto rischio e pericolosità, hanno mantenuto l’apprendimento di tecniche corpo a corpo, prediligendo discipline marziali più letali come il Krav-Maga israeliano e il Kali filippino, disciplina di cui sono il campione del mondo in carica.

Sono il Capitano Andrea Rollo in servizio a Roma presso il 6° Reggimento Genio Pionieri sin dall’agosto 2006. Pratico sport da ring dall’età di 14 anni iniziando gli allenamenti di pugilato, thai-boxe e kickboxing a Lecce, mia città natale. Allenamenti duri che richiedono sacrificio e forza di volontà, che esigono diete alimentari e sottraggono tempo allo svago ma che sicuramente hanno portato i loro frutti dopo la scuola media-superiore, quando, vinto il concorso da Allievo Ufficiale sono partito per Modena, varcando la soglia della prestigiosa Accademia Militare con il 183° corso “Lealtà”.

Corsa, trazioni alla sbarra, piegamenti sulle braccia non sono un problema per un giovane pugile. Ma certamente non è solo la preparazione atletica ciò che contraddistingue un allievo e gli permette di superare i primi due anni di corso. Forza caratteriale, sicurezza e fiducia in se stessi sono alcuni requisiti fondamentali, come anche la disciplina e l’autocontrollo, senza i quali nessun percorso denso di prove e difficoltà può essere superato. Tali qualità personali hanno continuamente fatto parte della mia vita, anche grazie alla passione che da adolescente mi ha animato nel praticare continui allenamenti che mi hanno forgiato caratterialmente e fisicamente, non senza duri sacrifici, affrontati sempre con ferrea determinazione dall’ormai distante 1996. L’Accademia Militare ha sicuramente esaltato tutte le sfaccettature positive di ogni mia qualità o predisposizione personale. La passione per le discipline da combattimento riesplode a Torino, dove ho disputato diversi match di lotta e finalmente scoperto il Kali. Arte marziale originaria dell’arcipelago Filippino, il Kali, conosciuto anche come Arnis o Eskrima (dalla parola spagnola “esgrima”, cioè “scherma”), studia l’uso delle armi bianche come bastoni e coltelli, applicandone i principi nel combattimento a mani nude.

Il primo contatto storico del mondo occidentale con questo sistema di combattimento risale alla Battaglia di Mactan del 1521, durante la quale tribù belligeranti, armate esclusivamente di armi tradizionali, sconfissero i “conquistadores” spagnoli, uccidendo il famoso Ferdinando Magellano, primo circumnavigatore del globo terrestre.

Le arti marziali filippine, tuttavia, conobbero il loro massimo splendore solo quando, oltre alle minacce dell’incursioni dei pirati cinesi e giapponesi, la dominazione spagnola mise a dura prova la popolazione locale. La situazione non cambiò quando, a seguito della guerra ispano-americana del 1898, proprio gli americani si sostituirono ai precedenti dominatori

Sono di questo periodo i resoconti dei terribili guerrieri filippini che impavidamente ed utilizzando solo armi bianche tendevano imboscate ai gruppi di soldati statunitensi prima di trovare la morte per mano avversaria. Per ridurre gli effetti di tali attacchi, gli americani iniziarono a proteggersi portando grosse strisce di cuoio attorno al collo e ai polsi (da cui nacquero i famosi “leatherneck” ovvero “colli di cuoi” poi diventati “teste di cuoio”) finché gli irriducibili guerrieri filippini si schierarono con gli americani per fronteggiare il nemico comune: i giapponesi.

In definitiva, il costante perfezionamento ed adattamento delle tecniche di combattimento, conseguente ad una cultura storica forgiata dal susseguirsi di occupanti stranieri, ha reso il Kali un sistema di lotta attuale ed in costante evoluzione.

Oltre alla grande efficacia delle tecniche, una delle caratteristiche peculiari delle arti marziali del sud-est asiatico è la loro spettacolarità che le ha proiettate sotto i riflettori del grande schermo in svariate pellicole, una su tutte Mission Impossible con attore protagonista Tom Cruise.

A Roma ho conosciuto due maestri filippini, Aurtenciano Jr e Jorge Miranda, capiscuola del “Kali Istukada Miranda System”. I due maestri di arti marziali sono diventati i miei mentori. Il mondo che caratterizza queste discipline è purtroppo vittima di una logica di facili guadagni che non ha minimamente compromesso la passione ed i principi con i quali i fratelli Miranda allenano e formano i propri allievi. Figli di Ufficiale della Marina Filippina, i due fratelli hanno ereditato dal padre il dono del “Kali Istukada”, spesso posto a servizio dei Corpi di Polizia e delle Forze Armate nazionali e straniere, con le quali i Miranda hanno spesso collaborato.

Valori di riferimento del Kali come l’umiltà, l’onore, la forza della parola data e il rispetto costellano ogni allenamento, ogni tecnica insegnata, ogni racconto della dura vita nel sud delle Filippine. Tali valori trascendono la semplice pratica e si possono estendere a vari aspetti della vita dell’Ufficiale, in servizio e nella vita civile, nei rapporti con gli altri, con i superiori e con il personale. L’educazione, il rispetto del prossimo, la coerenza, l’obbedienza verso i superiori e la fiducia dei volontari sono i pilastri etici su cui si basa la disciplina.

Spesso tali virtù non sono abbastanza; per comandare serve polso fermo, coraggio, capacità decisionale, senso del dovere. Non si vince se non si capisce quando è il momento di colpire o di schivare, non ci si arrende prima del gong.

Un Comandante di uomini deve dare l’esempio, come il campione che viene emulato dai compagni di team, come il maestro a cui l’allievo si ispira. Un’esperienza per me significativa è avvenuta

nell’Agosto 2008, quando Maestro Jorge è colpito da un ictus celebrale che lo ha costretto sulla sedia a rotelle. A Febbraio 2009, dopo solo sei mesi, è in palestra per un allenamento intensivo di 8 ore. Con metà parte del corpo quasi totalmente priva di sensibilità, M° Jorge è stato un esempio per tutti. Esempio di fermezza, tenacia, forza di volontà. Modello a cui orientarsi e da ricordare nelle situazioni più difficili sia sul ring che nella vita militare, nei momenti di pericolo, nei lunghi mesi lontani dall’affetto dei nostri cari, dalle nostre abitudini, dalla nostra quotidianità, quando lo stress e la stanchezza prendono il sopravvento e potrebbe venire meno la motivazione.

La carriera di un Ufficiale, come quella di un maestro di arti marziali, è costantemente ispirata a un codice di condotta da cui risaltino cristallini valori morali, etici e militari.

Oggi all’età di 29 anni, sono due volte Campione Mondiale di Kali filippino (Manila, 2008 – 2011), pluricampione italiano (2007 – 2008 – 2011 – in vetta alla classifica 2012) , pugile agonista e istruttore di difesa personale. Oltre a tutte le medaglie, alle riconoscenze, ai plausi degli appassionati o alla carica dei fans, ciò che mi dona profonde soddisfazioni personali è la collaborazione instaurata con il gruppo “San Cristoforo” di Bologna, che si occupa di minori in case-famiglia, diversamente abili e persone con sindrome di down. Perdermi negli occhi vivaci e sognanti di questi ammiratori speciali, spettatori attenti di ogni mio combattimento, è di certo un dono ben più grande di ogni coppa o medaglia di questo mondo. Un dono che riempie l’anima e il cuore.

 

Rivista militare n. 1 / Gennaio – Febbraio – Marzo 2013

 

Kali con le stellette

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06 Apr, 2016

Andrea Rollo

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